Avvocati Mediatori Civili di Diritto

I criteri del D.Lgs. 28/2010 e del D.M. 180/2010

L’art. 16 (c. 4 bis) del D.Lgs. 28/2010 stabilisce che «gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori». Il dettato ha indotto una confusione in merito alla qualifica professionale degli avvocati-mediatori civili perché contrasta con quanto dispone il resto dell’art. 16 stesso e, soprattutto, con quanto dispone il D.M. 180/2010 in merito al procedimento di iscrizione dei mediatori negli elenchi tenuti dal Ministero della giustizia.

L’art. 16 del D.Lgs. 28/2010 stabilisce anche che «gli avvocati iscritti ad organismi di mediazione devono essere adeguatamente formati in materia di mediazione e mantenere la propria preparazione». Bisogna perciò considerare il procedimento di iscrizione del mediatore in un organismo di mediazione, disciplinato dal D.M. 180/2010. L’art. 4 (c. 3) del D.M. 180/2010 stabilisce che il responsabile del Ministero della giustizia iscrive i mediatori dopo averne verificato i requisiti di qualificazione, disposti dall’art. 18 del D.M. 180/2010 stesso: frequentazione di un corso abilitante (50 ore) e superamento di un esame finale (oltreché possesso di una laurea o, in alternativa, iscrizione in albi o collegi professionali).

Un avvocato privo dei requisiti individuati dal D.M. 180/2010 perciò non dovrebbe accedere all’iscrizione.

Il Ministero della giustizia inoltre verifica (ex D.M. 180/2010, art. 4, c. 3) la frequentazione di un corso di aggiornamento biennale della durata di 18 ore.

La Delib. CNF 21/02/2014 (Circ. 6-C/2014, supportata dalla Circ. Min. 27.11.2013) ha previsto percorsi formativi e di aggiornamento ridotti per gli avvocati (15 ore di formazione e tirocinio in 2 procedure; aggiornamento di 8 ore e 1 incontro annuale di studio dei casi pratici), ma ciò distorce il combinato disposto (D.Lgs. 28/2010 e D.M. 180/2010) perché il D.Lgs. 28/2010 (art. 16, c. 4 bis) cita l’art. 55 bis, ora 62, del Codice deontologico forense, che disciplina i conflitti d’interessi tra l’attività di avvocato e quella di mediatore, senza fare riferimento alla formazione e all’aggiornamento professionale. L’art. 62 del nuovo Codice deontologico forense, anzi, ribadisce che «L’avvocato che svolga la funzione di mediatore deve rispettare gli obblighi dettati dalla normativa in materia e le previsioni del regolamento dell’organismo di mediazione».

Gli avvocati-mediatori, anzi, devono «mantenere la propria preparazione con percorsi di aggiornamento teorico-pratici» (D.Lgs. 28/2010, art. 16, c. 4 bis) che Il D.M. 180/2010 riserva solo ai centri di formazione riconosciuti dal Ministero della Giustizia.

La sent. 17.11.2015 del Consiglio di Stato ha chiarito che «va esclusa ogni opzione normativa o ermeneutica che possa anche solo dare l’apparenza di un ridimensionamento delle esigenze» di formazione e aggiornamento specifici dei mediatori; escludendo perciò la possibilità di ridurre i requisiti di formazione dei mediatori (avvocati o meno).