La Mediazione Obbligatoria Nel Processo Civile

La mediazione stragiudiziale intrattiene rapporti col processo civile che possono creare condizioni favorevoli, ma anche sfavorevoli, come dimostrato dalla giurisprudenza degli ultimi anni.

Questo articolo riassume tutte le questioni procedurali e le interpretazioni più accreditate in materia di mediazione e processo civile.

Condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria

Il nuovo D.Lgs. 28/2010 impone di tentare la mediazione civile (c.d. mediazione obbligatoria) quale condizione di procedibilità, prima di cominciare un giudizio in una delle materie di cui all'art. 5, c. 1 bis.

Materie oggetto di mediazione obbligatoria
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1):

I sinistri stradali sono esclusi dalla mediazione obbligatoria dal 2012 (sentenza 272/2012 della Corte costituzionale e L. 98/2013), ma sono sottoposti al tentativo di Negoziazione assistita ex D.L. 132/2014.

Decreto ingiuntivo e mediazione civile:

La giurisprudenza — tra cui la Cassazione — ritiene che le parti debbano esperire il tentativo di mediazione come condizione di procedibilità per l'opposizione a decreto ingiuntivo. Una corrente di pensiero ritiene revocabile il decreto, mentre l'altra ritiene improcedibile l'opposizione.

Procedimenti esenti dalla mediazione obbligatoria
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 4):

Lo svolgimento della mediazione non preclude la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda giudiziale.

Eccezione dell'improcedibilità della domanda giudiziale
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis):

L'improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza.

La giurisprudenza recente considera esperito il tentativo di mediazione obbligatoria - e quindi consente di procedere col giudizio - solo se le parti tentano effettivamente di negoziare un accordo in mediazione. Molte sentenze e ordinanze dichiarano improcedibile il giudizio, se le parti si limitano a dichiarare durante il primo incontro di mediazione di non voler aprire la fase negoziale o se disertano la riunione, facendosi rappresentare dagli avvocati.

Termini per l'udienza e per presentare la domanda di mediazione
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis):

Il giudice, quando la mediazione non è stata esperita, fissa l'udienza successiva dopo 3 mesi e assegna alle parti il termine di 15 giorni (ordinatorio anziché perentorio) per presentare la domanda di mediazione a un organismo iscritto nel registro del Ministero della Giustizia.

Il giudice, quando la mediazione è iniziata e ancora in corso, fissa la successiva udienza dopo 3 mesi.

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Partecipazione personale e rappresentanza delle parti in mediazione

La normativa sulla mediazione non precisa le modalità con cui le parti possono farsi sostituire in mediazione. Si seguono quindi i principi generali sulla rappresentanza.

La parte può delegare altri a sostituirla con procura speciale autenticata da un pubblico ufficiale, conferendo i poteri che consentano al delegato di sottoscrivere gli atti, compresa la conciliazione.

La delega formata per scrittura privata, autenticata dall'Avvocato e con acclusa copia del documento d'identità del delegante, deve essere accettata (anche per comportamento concludente) dalle altre parti aderenti alla procedura, che potrebbero rifiutare di sottoscrivere accordi in difetto di certezza della procura stessa.

La giurisprudenza recente considera necessaria la partecipazione personale delle parti. L'assenza alla mediazione, comunque, può essere giustificata - al giudice - producendo un certificato medico o altre motivazioni che possano convincerlo. Il mediatore non ha alcun potere di valutare le giustificazioni addotte dalle parti per la loro assenza.

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Mediazione obbligatoria se disposta dal giudice
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 2)

Il giudice può disporre il procedimento di mediazione (c.d. mediazione delegata o mediazione demandata), prima dell'udienza di precisazione delle conclusioni o della discussione, anche in sede di appello.
L'esperimento del procedimento di mediazione, in tal caso, è condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria, anche se la materia non rientri tra quelle di cui al D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis.

Il Giudice Dr. Cons. Massimo Moriconi del Tribunale di Roma spiega che le parti invitate dal giudice a negoziare devono svolgere il tentativo di mediazione e che dichiarare di "ritenere di avere ragione" non costituisce una giustificazione per disertare l'incontro di mediazione.
La mediazione disposta dal Giudice deve tradursi in un negoziato effettivo perché le formalità informative (riservate solitamente al primo incontro) sarebbero già svolte dal giudice.

Termini di prescrizione e decadenza
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 6)

La mediazione interrompe i termini di prescrizione e impedisce la decadenza (per una sola volta) dal momento in cui le parti ricevono l'invito ad aderire alla procedura.
I termini di decadenza ricominciano a decorrere (da zero) dalla data di conclusione del procedimento di mediazione.

Esempio in materia di condominio:

Un condomino, che ha 30 giorni di tempo per impugnare un verbale di assemblea del 15 Maggio (quindi entro il 14 Giugno), deposita la domanda di mediazione il 25 Maggio e l'amministratore riceve l'invito il 31 Maggio. La mediazione si conclude inutilmente il 31 Luglio: il condomino avrà tempo fino al 30 Agosto per impugnare il verbale di assemblea.

Osservazioni in materia di decreto ingiuntivo:

La ricezione dell'invito sospende il termine di 40 giorni imposto per proporre l'opposizione a decreto ingiuntivo, trattandosi di decadenza dall'azione, proprio come in materia condominiale.

Termini sospesi per tutte le fattispecie?

Il comma 6 (art. 5 del D.Lgs. 28/2015), che disciplina la sospensione dei termini, sembrerebbe riguardare qualsiasi azione, ma alcuni interpreti sostengono che debba applicarsi solo alle materie (obbligatorie) di cui all'art. 5 (di cui, appunto, il c. 6 fa parte).

Durata del procedimento di mediazione civile stragiudiziale
(D.Lgs. 28/2010 art. 6)

Le parti fanno durare la mediazione per tutto il tempo che desiderano perché hanno la libertà di negoziare informalmente e secondo le loro esigenze particolari.

La parte interessata, però, può incardinare il giudizio relativo alla lite trattata se la negoziazione dura più di 3 mesi dal deposito della domanda di mediazione.

Atteggiamento delle parti in mediazione
(D.Lgs. 28/2010 art. 8, c. 4 bis)

Il giudice può desumere argomenti di prova dalla mancata partecipazione delle parti alla mediazione.

Le parti possono giustificare la propria assenza al giudice, il quale solo ha la facoltà di valutare tali motivazioni.

Il giudice deve condannare la parte che diserta la mediazione obbligatoria (D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis) senza giustificato motivo (da sottoporre al giudice stesso), condannandola a versare all'entrata del bilancio dello Stato una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

L'Amministrazione Pubblica che diserti la mediazione si espone a danno erariale perché il giudice la condannerà al versamento di un importo pari al contributo unificato. Il giudice che omette di condannare la parte assente in mediazione, del resto, espone l'Amministrazione Pubblica al danno erariale perché le impedisce di incassare l'importo punitivo stabilito dalla legge.

Riservatezza e segreto professionale
(D.Lgs. 28/2010 art. 10)

Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l'insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sul contenuto delle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio.

Il mediatore non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità.

I mediatori parlano di questi principi come riservatezza esterna: tutto ciò che le parti dicono o fanno durante le trattative è segreto e deve rimanere segreto (tranne che gli atti conciliativi soggetti a trascrizione). Il verbale di mediazione, perciò, menziona solo la presenza delle parti e dei loro assistenti e l'esito dell'incontro (rinvio, rinuncia, mancata adesione, esito negativo, conciliazione).

La proposta di conciliazione del mediatore
(D.Lgs. 28/2010, art. 11, c. 1)

Il mediatore può proporre una soluzione in forma scritta, di proprio impulso.

Il mediatore deve formulare una proposta quando le parti la richiedano congiuntamente.

Le parti hanno 7 giorni di tempo per accettare o rifiutare la proposta. In mancanza di risposta nel termine di 7 giorni, la proposta si considera rifiutata.

I regolamenti di alcuni organismi di mediazione prevedono che il mediatore possa fare una proposta conciliativa di propria iniziativa anche in assenza delle parti aderenti.
IforMediate rifiuta questo atteggiamento e, anzi, pretende che i mediatori formalizzino una proposta solo se lo chiedano tutte le parti in lite. Abbiamo scelto questa linea di condotta perché crediamo nell'efficacia della mediazione condotta con stile facilitativo e strategico, anziché valutativo.

Effetti della proposta di conciliazione resa formalmente dal mediatore
(D.Lgs. 28/2010, art. 13)

Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta del mediatore, il giudice deve escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente, relative allo stesso periodo, nonché al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di un'ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.

Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde parzialmente al contenuto della proposta, il giudice può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l'indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all'esperto. Il giudice deve indicare nella motivazione le ragioni del provvedimento sulle spese.

Approfondimenti

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